Il quartetto di Beethoven: un po’ di storia

Siamo a Vienna nel 1825. Il 6 Novembre viene eseguito questo insieme ad altri da lui scritti per un nobile russo: Beethoven ha all’epoca 55 anni, morirà due anni dopo nel 1827 di cirrosi epatica. Il quartetto per archi è una forma strumentale che vede protagonisti due violini (a sinistra nel dipinto, la donna violino primo, l’uomo alla sua destra il violino secondo) una viola (il terzo uomo partendo da sinistra) e un violoncello (il giovane a destra) Beethoven scrisse in totale 16 quartetti nell’arco della sua vita, questo che ho scelto è il penultimo, il n°15 op.132 il la minore.

Perché questo quartetto?

E’ una delle composizioni della storia della musica che più mi emoziona. Non solo per il fatto che a scriverla è stato un uomo sordo (sì sordo!), ma forse ancor di più per l’eleganza, la leggerezza e l’equilibrio con cui Beethoven fa cantare le linee melodiche nonostante le difficoltà che deve aver passato negli ultimi anni della sua vita.

L’opera comincia con poche note, appoggiate e tenute, un pianissimo che si apre sempre di più fino al tema presentato dal violino. L’atmosfera è molto intima, sacra e raccolta, la stessa che troviamo nel terzo tempo “molto adagio”. Il sottotitolo che Beethoven scrive per questo movimento è “Heiliger Dankgesang eines Genesenen an die Gottheit“, cioè “Canto di ringraziamento di una persona riaccolta da Dio” (brividi….).

Da questa sensazione di intima speranza sono partito per concepire l’intero quadro. Un canto che nasce dal silenzio, una scintilla di luce che appare nel buio e illumina quattro persone intente a vivere un miracolo.

In internet ci sono diverse esecuzioni di questo quartetto, quelle che preferisco sono queste:

QUI il quartetto eseguito dal Quartetto Italiano

QUI l’esecuzione del quartetto Alban Berg, con la partitura


Fasi di lavoro:

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Quartetto di Beethoven n.15 op.132

Olio su tela, 70 x 100 cm (2017) DISPONIBILE

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