La pittura “improvviso”

Aprile 29, 2019
Posted in Riflessioni

La pittura “improvviso”

Da piccolo ero molto affezionato a una compilation di cd, che contenevano un’antologia pianistica molto ben fornita. Li ascoltavo spesso con godimento massimo e appoggiando le mani sul tavolo in salotto immaginavo di tirar fuori quei suoni  dal mio frenetico e ritmico picchiettare di dita. Uno dei miei brani preferiti era “Improvviso di Schubert n.3 op 90”. Non solo per la bellezza della musica, che accidenti non riuscivo a capire come potesse rendere questo effetto di suoni cosi movimentato, ma anche perchè la parola improvviso o “Improntu” come scritto nel cd, mi creava un leggero sgomento. Dicevo, tra me e me:

” Ma come ha fatto a improvvisare questa musica e a scriverla cosi rapidamente, e per di piu con pennino e inchiostro?! “

Si, ero particolarmente legato a un idea romantica dello scrivere musica, sul pianoforte, a lume di candela, una nota alla volta…poi studiando ho capito che cosi non era. Solo che da quel momento la parola improvviso mi ha accompagnato per anni come una sorta di sfida sottocutanea, e ora che mi sento abbastanza padrone del mio mezzo espressivo penso di essere in grado di sfidare il buon vecchio Franz ma con i miei strumenti.

Ma cosa intendo per “Improvviso” su tela?

Dipingere qualcosa senza sapere cosa verrà fuori e senza fretta di definirlo, ma con l’assoluta certezza che il risultato sarà inaspettato e sorprendente (almeno per me). Invece che copiare un immagine o usare i colori per dipingere qualcosa di comprensibile o accettabile da tutti prendo una tela, un colore un pennello e disegno una forma. Poi un altra, e poi un altra ancora. Osservo il dipinto, vedo cosa sembra, lo giro, lo rigiro ancora, mi astengo da definirlo troppo ma cerco di capire cosa in me ha voglia di dipingere, che immagini mi vengono in mente, tenendo ferma solo una regola principale:

Nessuna fretta di definire, restare vago il piu a lungo possibile, godendomi l’indefinito. Lasciare che le forme, e i colori mi dicano che cosa vuole esprimersi. L’immagine nasce da tutto il corpo, non dalle associazioni di pensiero.

La cosa più difficile è restare liberi dalle grinfie del ragionamento che ha fretta di etichettare, definire quello che succede. Difficilmente si resiste a lungo senza dare un senso o giudicare quello che accade sotto il proprio naso. Questa esperienza non consiste nel dipingere qualcosa, ma nel vivere qualcosa davanti alla tela con i colori, e accettare il fatto che quello che “si dipingerà” sulla tela sarà un inevitabile conseguenza.

Dipingere l’ignoto può dare vertigine, ci vuole pazienza e fiducia. Uno si demoralizza, è abituato a vedere un risultato e non vedendolo subito si irrita. E allora o smette oppure accelera, fa macchie, schizzi, spruzzi…facendo diventare tutto più simile a uno sfogo. Io non sto parlando di questo, ma di restare calmi e fiduciosi e di giocare con la propria follia, ascoltare silenziosamente le proprie parti (anche quelle piu insicure e timide) e dargli forma. Approcciare un quadro in questa maniera, con curiosità e mettendoci cura ad ogni passaggio, valorizzando ogni sfumatura e dettaglio,  arriva un punto in cui un senso appare, da li in poi è questione di valorizzare e dare forza a ciò che è venuto fuori, qualche decorazione, qualche ombra, qualche dettaglio in piu, e il gioco è fatto.

La pittura diventa cosi un modo per esplorare se stessi, un flusso di coscienza che rivela lati di noi stessi a piccole pennellate.

Ma tecnicamente bisogna essere preparati. L’olio asciuga coi suoi tempi quindi puoi fare solo un pezzo alla volta…e meno male!. E’ un lavoro che stanca molto, è giusto affrontarlo a piccoli passi. Questo dipinto che ho intitolato “Le cuciture impossibili(il filo nero è venuto fuori gli ultimi giorni, come il titolo d’altronde) l’ho iniziato il 9 febbraio 2018. L’ho finito l’altro giorno che era il 28 aprile 2019. Quindi più di un anno, ma ripeto, preso e ripreso a piccole dosi. Ma dato che è un attività impegnativa seppur interessante, staccare e riprendere anche a distanza di giorni rende il tutto ancora piu libero.

In chiusura ti mostro passo dopo passo il tipo di approccio di cui ho parlato fin’ora, annotando il tipo di ragionamenti che mi portano al risultato. L’ho sperimentato anche con la pittura acrilica ma ti racconto in un altro post com’è andata. Per questo esempio uso le matite perchè è più immediato per far comprendere il meccanismo che ci sta dietro:

Spero che questo articolo ti abbia incuriosito. Se hai dubbi o domande scrivimi pure!

 

Materiali

Ti allego una breve lista dei materiali base che ho usato per fare questo dipinto:

Kit per pittura a olio di base:  https://amzn.to/2ZObquX

I colori sono buoni, hanno un ottimo rapporto qualità prezzo ed è comodo tenerli nella loro valigetta in legno. Sono inclusi una tavolozza, dei boccettini per l’olio, i solventi base per dipingere e un paio di pennelli.

Tela cotone 50 x 60 cm: https://amzn.to/2DJks2T

La misura è indicativa, scegli tu quella che piu ti soddisfa. La tela è di buona qualità.

Pennelli sintetici: https://amzn.to/2DCJSzd

Uso da molto tempo la marca Da vinci, sempre trovato bene (ovvio vanno tenuti puliti altrimenti non funzionano!) Hanno un ottimo rapporto qualità prezzo e in questo pacchetto offrono una buona selezione delle misure standard.

Vernice finale opaca (da passare sul dipinto asciutto): https://amzn.to/2DI4FS6

Quando finite la vostra opera e il quadro è completamente asciutto, pennellare l’opera con questa vernice finale opaca aiuta a uniformare le luminosità del dipinto e dargli un’aspetto piu completo. Con questa marca mi sono sempre trovato bene.

Cavalletto da tavolo: https://amzn.to/2UUVOlJ

Per lavorare comodamente può bastare anche un cavalletto da tavolo come questo. Leggero, pratico e facilmente trasportabile.